sabato 30 giugno 2012

Repubblica Ceca: cosa resta dopo Euro2012?

Articolo di Czecheleven.com
La Repubblica Ceca è stata eliminata da Euro 2012 semplicemente perché non è riuscita a contenere un uomo, Cristiano Ronaldo. CR7 ha offerto una performance da assoluto protagonista e meritatamente ha portato i lusitani in semifinale. La mattina seguente sui quotidiani nazionali cechi non sono però apparsi titoli o articoli che contestavano il mancato raggiungimento della semifinale; la maggior parte dei giornalisti concordava sul fatto che entrare tra le prime otto d’Europa era l’obiettivo massimo da chiedere ai ragazzi di Bílek.
Poco dopo il ritorno in patria, Milan Baroš ha annunciato il suo ritiro dalla nazionale. Ma la notizia non ha provocato nell’ambiente grandi scossoni (semmai, ha fatto più scalpore la possibilità che Rosický potrebbe seguire le orme dell’attaccante del Galatasaray e ciò sarebbe un duro colpo per le qualificazioni a Brasile 2014) in quanto il centravanti era l’ombra di sé stesso da parecchi anni dopo l’exploit del 2004, e nelle quattro partite in Polonia, oltre a non aver segnato, è stato anche fischiato dai propri tifosi durante un paio di sostituzioni.
Ora bisogna ripartire da un nuovo nucleo, creare quel mix di giovani e giocatori esperti che è sinonimo di successo per qualsiasi squadra, non solo nel calcio. Il problema è affidarsi ad una nuova generazione affidabile e a “vecchietti” che dimostrino di aver ancora fame di risultati.
Due giocatori chiave della prossima nazionale avranno il vantaggio di continuare a conoscersi meglio ed oliare a perfezione i meccanismi di squadra. Sto parlando di Petr Jiráček, che ha giocato la seconda parte di stagione al Wolfsburg, e Václav Pilař, una delle sorprese più positive di questo Europeo, fresco acquisto del team di Magath. Mentre Theo Gebre Selassie ha appena completato le formalità per il suo passaggio al Werder Brema. Tre dei migliori giocatori cechi avranno dunque la possibilità di incrementare la loro esperienza in uno dei campionati più importanti d’Europa, e ciò si tradurrà automaticamente in un vantaggio anche per la Rep.Ceca.
Altro giocatore da tenere sott’occhio è Vladimir Darida, 21 anni, integrato solo nell’ultima parte di stagione in prima squadra al Viktoria Plzeň e poi catapultato in Polonia e Ucraina, con all’attivo cinque presenze con l’Under 21 e un amichevole con la nazionale maggiore contro Israele. In quell’occasione Darida ha mostrato un buon potenziale e parecchia personalità, tanto da convincere Bílek a lasciare a casa il cesenate Pudil. Titolare a sorpresa nel quarto di finale, il ragazzino non è riuscito ad incidere sul match, ma oggettivamente nessuno gli chiedeva miracoli. Sembra comunque che il suo talento non sia passato inosservato e la vetrina europea ha spinto un club russo a presentare un’offerta di 6 milioni di euro per il suo cartellino. Il Viktoria Plzeň ha risposto di ripassare fra qualche anno.
Nel frattempo c’è un gruppo di giovani speranze che scalpitano per guadagnarsi un posto tra i grandi. Ne cito alcuni: Tomáš Kalas, di proprietà del Chelsea che lo ha girato in prestito agli olandesi del Vitesse. In riva al Basso Reno il difensore centrale, che può disimpegnarsi anche a destra, è diventato uno dei titolarissimi dei gialloneri, disputando 32 partite stagionali e a dispetto della sua giovane età (è un classe ’93) dimostra di possedere un talento non comune. Il Chelsea ha staccato per lui un assegno da 5,2 milioni di sterline e per un diciassettenne è una cifra fuori dal comune. Fisico asciutto, piedi non proprio vellutati, Tomáš punta su giocate facili e concrete. Ovviamente da migliorare la possenza fisica, ma anche per quanto concerne la marcatura ed il modo di affrontare l’avversario diretto deve acquisire maggior malizia. L’età è dalla sua. 
Da inserire in questa lista anche Ladislav Krejčí, acclamato da molti fan che lo volevano tra i 25 della spedizione a Euro2012. Centrocampista offensivo dello Sparta Praga, nominato talento ceco del 2011, 6 goal in 22 partite nell’ultima stagione. Numeri che fanno ben sperare. E poi una delle punte che potrebbe prendere il posto Milan Baroš, Jan Chramosta. Attaccante del Mladá Boleslav, punto fermo dell’Under 21, ha margini di miglioramento considerevoli. Da limare l’atteggiamento. Oltre a lui, lo sfortunato Tomáš Necid, alle prese con un nuovo infortunio che lo costringerà ad un altra operazione al ginocchio. E poi c’è un altro Tomáš, questa volta Pekhart, promessa (fino ad ora) non mantenuta al Tottenham ed ora in forza al Norimberga. Infine, l’erede di Jan Koller, anche se finora non è stato preso in considerazione da Bílek (tranne che per due partite di qualificazione contro Spagna e Liechtenstein): vale a dire Libor Kozák, attaccante della Lazio che a dispetto dei colleghi può vantare esperienza in Italia, un fisico possente non soggetto ad infortuni ed un buon fiuto del gol. Tecnicamente ancora molto grezzo, finora è stato utilizzato con il contagocce da Reja, speriamo che il nuovo mister Petkovic gli dedichi maggiore spazio. Ha bisogno di maturare e ripeto, giocare. Fare la panca non gli serve a niente. E poi ci sono diversi altri giovani, da Ondřej Čelůstka, difensore del Trabzonspor e della Nazionale Under-21, Václav Kadlec, grandissimo talento ma con un fisico non ancora formato e Tomáš Přikryl, calciatore molto tecnico, veloce soprattutto nello spunto, partito come terzino destro e arrivato ad essere una spina nel fianco delle difese avversarie agendo come centrocampista offensivo. Insomma, il futuro all’ombra dell’orologio di Praga non sembra così nebuloso, anzi.
Facendo un passo indietro, cosa ha mostrato la Repubblica Ceca a Euro2012?
Le caratteristiche da conservare sono, a mio avviso, due: la versatilità e la fiducia in sé stessi. Sono stati due fattori decisivi che hanno permesso di giungere ai quarti. Jiráček di mestiere è un centrocampista di contenimento, ma ha riempito tutto il campo molto bene, andando in rete più volte, mentre Pilař è prevalentemente un ala, ma ha dimostrato astuzia e abilità a giocare tra le linee difensive. Tomáš Hübschmann si è rivelato ancora una volta un giocatore di vitale importanza. A dispetto dei 31 anni ed anche dopo aver ceduto il suo posto a Jiráček, il centrocampista dello Shakhtar si è confermato fondamentale davanti la difesa. La sua presenza ha migliorato notevolmente la fase difensiva della squadra e nel contempo ha dimostrato di avere buoni piedi per far ripartire l’azione. Imprescindibile.
Tatticamente non abbiamo visto nulla di nuovo. La squadra dipende molto da Rosický. Il 4-2-3-1 si basa sulle qualità del ‘piccolo Mozart’ per tirare le fila nella zona offensiva. Molti sostenitori cechi desiderano passare ad un più ortodosso 4-4-2, o comunque ad una formazione che permetta di schierare due attaccanti.
Se questa opzione è valida resta ancora da vedere, ma quello che conta davvero è trovare un piano B. Ad eccezione di pochi minuti contro la Russia, i cechi non si sono mai avventurati lontano dal loro 4-2-3-1, e questa si è dimostrata la più grande debolezza della squadra.
E un tipo di gioco stagnante è l’ultima cosa di cui la Repubblica Ceca ha bisogno.

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